Qui non troverai solo la mia opinione su [Vultus 5], ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho corretta - C’è un momento preciso in cui capisci che Vultus V (per i cultori Chōdenji Mashīn Voltes V) non è la solita storia di robottoni anni ’70. Non è quando il robot sguaina la spada laser a forma di "V" e non è nemmeno durante la mitica sequenza dell'aggancio, accompagnata dalle note epiche di Tadao Nagahama. È quando ti rendi conto che, dietro il metallo lucidato e i raggi super-elettromagnetici, questa serie parla con disarmante ferocia di tre cose: lotta di classe, dramma familiare e tirannia.
Mentre il capostipite Mazinga Z intratteneva con la sua formula a "mostro della settimana" e Goldrake incantava con il suo eroe romantico e malinconico, Vultus V nel 1977 piazzava una bomba ad orologeria nell'animazione giapponese. A quasi cinquant'anni dal suo debutto, è giunto il momento di dirlo chiaramente: la seconda capitolo della trilogia romantica di Nagahama è uno dei racconti sociopolitici più coraggiosi mai arrivati in TV.
La rivoluzione delle corna: il razzismo secondo i Boazan
Dimenticate i classici alieni invadenti che vogliono conquistare la Terra solo "perché sì". L'impero di Boazan, da cui proviene la minaccia che costringe i fratelli Go (Michel, Igor e Little John nella versione italiana) a salire a bordo del Vultus, ha una struttura sociale spietata fondata sulla bio-discriminazione.
Su Boazan sei un cittadino di serie A solo se sei nato con le corna. Se nasci senza, vieni bollato come "inferiore", spogliato dei diritti civili e ridotto in schiavitù.
Nagahama e il team della Sunrise non stavano creando una semplice serie per bambini per vendere giocattoli alla Popy: stavano mettendo in scena una critica feroce ai regimi totalitari, al razzismo di Stato e alla segregazione sociale. Non è un caso che in Filippine, negli anni '70, la serie diventò un fenomeno di massa talmente potente da spingere il dittatore Ferdinand Marcos a bannarla dalla televisione con la scusa della "eccessiva violenza". La verità? Marcos aveva pura paura che il messaggio di rivolta dei Boazani senza corna contagiasse il popolo. (Spoiler: la rivoluzione arrivò comunque, e la sigla di Vultus divenne letteralmente uno degli inni della caduta del regime).
Prince Sirian: il cattivo tragico che ha ridefinito l'anime
Se chiedete a un appassionato qual è la vera stella di Vultus V, quasi certamente non vi risponderà Michel. Vi risponderà Sirian (Prince Heinel in originale).
Bello, orgoglioso, aristocratico, Sirian è il comandante delle forze d'invasione boazane sulla Terra. Ma non è un mostro: è una figura scespiriana. Combatte disperatamente per dimostrare la sua lealtà a un imperatore despota che lo disprezza, ignaro di essere lui stesso vittima delle menzogne del suo mondo.
La rivelazione finale — il legame di sangue che unisce il pilota del Vultus al suo più grande nemico — è uno dei momenti più strazianti della storia dei media giapponesi. Nessun vincitore festeggia davvero. La vittoria ha il sapore amaro delle cenere e delle lacrime. In quel colpo di scena non c’è trionfalismo, ma solo il dolore per una guerra insensata che ha messo fratelli contro fratelli.
Il DNA di un mito: perché continua a influenzare la pop culture
Guardando Vultus V oggi si nota la perfezione della sua struttura narrativa:
La tecnologia al servizio del dramma: Il sistema di aggancio del Vultus non è solo un bell'effetto visivo, ma richiede un'incrollabile sincronia psicologica e affettiva tra i piloti. Se la famiglia si sfascia, il robot non funziona.
Personaggi tridimensionali: Ognuno dei 5 piloti ha un arco narrativo reale, tra traumi irrisolti, senso del dovere e paura di non farcela.
L'eredità visiva: Senza l'estetica e i temi di Vultus, non avremmo avuto il mecha moderno. Da Gundam a Evangelion, il concetto di "robot come strumento all'interno di un conflitto politico e umano complessissimo" nasce esattamente qui.
Un'eredità immortale
In un’era di contenuti usa-e-getta, Vultus V sopravvive perché ha avuto il coraggio di trattare il pubblico giovane con rispetto. Non ha mai edulcorato la sofferenza, non ha nascosto la complessità della politica e ha ricordato a tutti che la vera forza di un "elettromagnete" non sta nei circuiti, ma nella capacità di rimanere uniti contro le ingiustizie.
Che lo abbiate visto da bambini negli anni '80 su qualche tv locale, o che lo stiate scoprendo oggi grazie al recente e incredibile remake live-action filippino (Voltes V: Legacy), una cosa è certa: quando quella spada traccia la V di fuoco nel cielo, la pelle d'oca è ancora garantita
