martedì 4 agosto 2026

Danguard A: L'anime con cui Leiji Matsumoto ha cambiato per sempre il genere Mecha (e nessuno se ne ricorda!)

Se dici Leiji Matsumoto, la mente vola subito al mantello nero di Capitan Harlock, ai binari lucenti del Galaxy Express 999 o alle battaglie spaziali della Corazzata Yamato. Ma quanti di voi ricordano quella volta in cui il maestro del romanticismo spaziale ha disegnato... un robot gigante?

Sì, sto parlando di Danguard A (Wakusei Robo Danguard Ace), l'esperimento più strano, affascinante e colpevolmente sottovalutato degli anni '70.

Mentre Go Nagai riempiva gli schermi di mazzate atomiche e urla di guerra, Matsumoto prendeva il genere mecha e lo trasformava in una tragedia greca con motori a reazione. Ecco perché quest'opera, uscita nel lontano 1977, merita il titolo di capolavoro dimenticato.

1. Niente mostri della settimana: qui si fa fantascienza vera

Negli anni '70 la formula era semplice: arriva il mostro, il robot si compone, pugno a razzo, esplosione. Danguard A no. La premessa sembra uno sci-fi d'autore: la Terra è ormai consumata dalle risorse finite e l'unica speranza per l'umanità è Prometeo, un decimo pianeta appena scoperto ai confini del sistema solare. La serie non è la storia di una difesa, ma di una corsa allo spazio disperata e contro il tempo, insidiata dai piani del megalomane Doctrin.

2. Il robot protagonista? Arriva dopo MEZZO ANNO!

Provate a proporre una cosa del genere a un produttore di anime di oggi: Danguard A parte nell'episodio 1, ma il robot gigante non appare fino all'episodio 12!

Per dodici puntate, il protagonista Takuma Ichimonji (in Italia Arin) non fa altro che addestrarsi, fallire, sputare sangue e subire la rigida disciplina del capitano Dantan (il leggendario Maschera di Ferro). Matsumoto non voleva vendere giocattoli; voleva raccontare il peso della responsabilità, il trauma di un padre creduto traditore e la crescita dolorosa di un pilota.

3. "Maschera di Ferro" e la parabola del Padre

Parliamoci chiaro: Dantan è il mentore più duro e cazzuto della storia dell'anime. Nascosto dietro un casco di ferro completo (un trope che farà poi la fortuna di Gundam con Char Aznable), punisce Takuma senza pietà. Il motivo? È suo padre, amnesico e addestrato dal nemico, che tenta di forgiare il figlio per salvargli la vita nel cosmo. La tensione emotiva tra i due regge l'intero anime ed è più affilata della lama di una katana.

4. Il tocco Matsumoto: malinconia e navi stellari

Nonostante la presenza del mecha trasformabile (il Satan Array / Satellitari che diventa il Danguard), l'anima dell'opera è al 100% matsumotiana:

  • Design iconico: I ponti di comando della nave Jasdam sembrano quelli dell'Arcadia.

  • Sonoro struggente: La colonna sonora di Shunsuke Kikuchi passa da ritmi marziali a melodie malinconiche che vi faranno venire un nodo alla gola.

  • Romanticismo spaziale: L'infinita solitudine del cosmo vs il calore della determinazione umana.

Perché dovresti recuperarlo oggi?

Danguard A è il vero anello di congiunzione tra i super robot fracassoni degli anni '70 e i "Real Robot" maturi come Gundam ed Evangelion.

Senza il dramma umano, l'addestramento psicologico e la narrazione continuativa di Danguard, l'evoluzione dell'animazione giapponese sarebbe stata diversa.

Se siete stufi delle solite storie e volete scoprire dove la fantascienza anime ha davvero imparato a crescere, fatevi un regalo: recuperate le imprese della Jasdam e del robot del Maestro Matsumoto.




Nessun commento:

Posta un commento

La fine dell'innocenza: perché Zambot 3 ha cambiato per sempre la storia degli anime

Qui non troverai solo la mia opinione su [General Daimos] , ma il processo completo: cosa ho chiesto all’AI, cosa ha risposto e come l’ho co...