C’era un’epoca d'oro, alla fine degli anni ’70, in cui la mecha-mania scatenata da Go Nagai era ormai esplosa in un vero e proprio incendio collettivo. In quell'era pionieristica, le reti TV giapponesi venivano sommerse da robot componibili di ogni forma e tipo, pronti a trasformarsi in giocattoli di plastica e metallo da vendere ai ragazzini.
In questo scenario iper-saturo, lo studio Nippon Nippon (Nippon Animation) decise di calare l'asso nella manica, schierando il mitico regista Hideyoshi Ochi: “E se invece della solita scienza cibernetica usassimo la magia?”
Nacque così Chōgattai Majutsu Robo Ginguiser (超合体魔術ロボ ギンガイザー), conosciuto in Italia semplicemente come Ginguiser. Un anime di soli 26 episodi trascurato dai palinsesti mainstream, ma entrato di diritto nel Pantheon dei guilty pleasure imperdibili per ogni vero mecha-head che si rispetti.
Ecco perché dovresti recuperarlo (o riscoprirlo) oggi stesso.
🃏 1. Magia, Carte da Gioco e... Illusionismo!
Dimenticate la fisica quantistica di Getter Robo o i circuiti integrati di Mazinger Z. In Ginguiser, la minaccia arriva dagli Sargon, un popolo alieno risvegliatosi da un sonno millenario per riprendersi le Eredità Magiche sparse sulla Terra.
A contrastarli c'è il Dottor Godo che, da buon visionario, recluta quattro giovani professionisti dell'illusionismo. Il protagonista, Goro Shirogane, non è il classico pilota addestrato dall'esercito o il liceale arrabbiato col mondo: è un mago da palcoscenico. I quattro girano il Giappone a bordo di un circo itinerante chiamato Magic Circus, usando i loro trucchi per mascherare i giganteschi mezzi meccanici. Un concept folle, geniale e spudoratamente anni '70!
🤖 2. Il "Super Assemblaggio Magic": Quattro Robot al prezzo di Uno
La vera chicca di Ginguiser sta nell'ingegneria dei suoi mecha. A differenza della maggior parte dei mecha show dell'epoca, qui non abbiamo un unico mecha principale, ma quattro robot distinti guidati dai vari membri della squadra:
Grand Fighter: Il robot principale guidato da Goro, specializzato nel combattimento corpo a corpo.
Arrow Grandizer: Robot aereo dotato di armi a lunga gittata.
Bull Caesar: Mecha pesante terrestre da sfondamento.
Spin Pyran: L'unità marina.
Ma la vera "magia" visiva risiede nella Chōgattai (Super Unione). Quando la minaccia si fa insostenibile, i mezzi secondari si disassemblano letteralmente per formare un guscio/corazza (denominato Sazankross) attorno al Grand Fighter, creando una configurazione devastante. Il tutto accompagnato da sequenze d'aggancio psichedeliche con tanto di fumo, fiamme e stacchi di montaggio degni di uno show di David Copperfield.
🎶 3. Una colonna sonora che ti entra in testa (e non esce più)
Non si può parlare di Ginguiser senza citare la leggendaria colonna sonora curata da Michiaki Watanabe (lo stesso compositore di Mazinger Z e Steel Jeeg). L'opening originale, cantata dal re delle sigle mecha Isao Sasaki, è un’esplosione di fiati, basso funk e ritmiche incalzanti che ti fanno venire voglia di saltare su un robot anche se stai solo facendo la spesa al supermercato.
🔍 Perché è diventato un fenomeno di nicchia?
Ginguiser non ha avuto la stessa fortuna commerciale di un UFO Robot Grendizer o di un Voltes V. Prodotto in un momento di fortissima saturazione del mercato (il 1977 è anche l'anno di Zambot 3 e Daitarn 3), soffriva di un budget non smisurato e di una continuity episodica piuttosto rigida.
Tuttavia, è proprio la sua natura no-nonsense, spensierata e sfrontata ad averlo reso una gemma di culto. Non c'è il dramma esistenziale esasperato: ci sono alieni malvagi, trucchi di prestigio, armi assurde e una sequenza di unione che definire iconica è dire poco.
"Non cercate la logica scientifica in Ginguiser. Cercate la meraviglia di un'epoca in cui bastava un mazzo di carte e un robot gigante per farci credere che tutto fosse possibile."

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